Arte alla moda

di Stefania Romani
Dal 29 maggio al 30 agosto presso Palazzo Morando a Milano si terrà la mostra Fashion as social energy, che scava nelle radici e nei significati dell'abbigliamento.

È ai blocchi di partenza la rassegna Fashion as social energy, allestita a Palazzo Morando di Milano dal 29 maggio al 30 agosto, con opere, installazioni e video firmati da quattordici artisti del panorama figurativo internazionale.

13. Wurmkos e Bassa Sartoria, Vestimi, performance, Farmacia Wurmkos, 2014.

Wurmkos e Bassa Sartoria, Vestimi, performance, Farmacia Wurmkos, 2014.

QUALI VALORI PER LA MODA?
«L’idea della mostra nasce da lontano, perché fa parte di un progetto di connecting a lungo termine, sulla moda come parte delle arti visive, ma anche come veicolo di cultura, che potrebbe comunicare qualcosa in più rispetto al brand, alla vendita di merci», racconta a Letteradonna.it Anna Detheridge, che assieme a Gabi Scardi è curatrice dell’evento espositivo. La Detheridge, presidente di Connecting cultures, associazione no profit, pensa che «la moda possa essere anche luogo di aspirazioni, di condivisione di valori diversi. Gli artisti scelti affrontano queste problematiche con sfumature diverse e con l’intento di far riflettere in un momento in cui tutto è veloce, di una velocità allarmante: basti pensare ad esempio a quanto compriamo in una settimana e a tutto quello che c’è dietro al prodotto acquistato, alla sua filiera, fatta di sostanze chimiche, dispendio di acqua, sfruttamento».

SAPER SCEGLIERE
Ma, lontana dal voler dare giudizi morali o dal dettare regole in termini di stile, la curatrice sottolinea che «puntiamo sul tema della moda consapevole, più che sostenibile: vogliamo insistere sulla responsabilità individuale e collettiva. Bisogna cioè essere consapevoli del fatto che le scelte hanno delle conseguenze, la scelta di un prodotto ha dei riflessi». E non si ferma alla critica, visto che vede l’arte come un mezzo per aprire orizzonti nuovi e spalancare porte nell’immaginario collettivo.

4. Kimsooja, Mumbai A Laundry Field, ProductionStill, 2007. Courtesy Galleria Raffaella Cortese.

Kimsooja, Mumbai A Laundry Field, ProductionStill, 2007.

DIETRO LE QUINTE DELLA MODA
Quindi, fra le opere presentate a Palazzo Morando, la Detheridge segnala il video, proiettato su quattro schermi in contemporanea, girato dalla coreana Kimsooja a Mumbai e dintorni, dove vengono tinti i tessuti. «È un luogo apocalittico, bello, affascinante e inquietante allo stesso tempo, che muove migliaia di persone. Il video dà un’altra visione del mondo dell’abbigliamento, un mondo lontano da noi ma anche vicino». Kimsooja tratta anche altri aspetti della produzione tessile, come il cucito, con un occhio di riguardo per il lavoro collettivo.

6. Lucy Orta, Fabulae Romanae - Dome Dwelling Viminale, 2012,tela di lana, lana, cotone, seta, tessuti Zegna, clip, 6 armature in fibra di carbonio, diametro 230x175cm.

Lucy Orta, Fabulae Romanae – Dome Dwelling Viminale, 2012.

UNA BARRIERA CONTRO IL MONDO
In questa mostra sul fashion e le sue radici, figurano anche pezzi di Lucy Orta, direttrice delle scuole di Arti visive di Londra. La Detheridge la descrive così: «nasce come fashion designer, ma quando conosce il marito Jorge Orta, argentino, che ha vissuto i drammi dei desaparecidos, diventa appunto artista. Sono i primi Anni Novanta, quelli delle difficoltà economiche, e lei crea abiti protettivi, che sono una sorta di corazza nei confronti di un mondo che è sempre meno ospitale». Nelle sale milanesi accanto a Fabulae Romanae, una tenda chiara con indumenti applicati secondo un criterio cromatico, c’è un’altra installazione tutta nera, con il corredo classico del viaggiatore.

Migliora e Coppola.

Migliora e Coppola.

CAPPELLI E BENE COMUNE
Interessante, oltre a un classico come la Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto, metafora della caducità, anche l’opera di altri due italiani, Marzia Migliora e Luigi Coppola, «che hanno lavorato insieme sul tema del bene comune», ricorda la curatrice. «Quando il Teatro Valle era occupato hanno fatto un workshop, Io in testa, creando assieme ai partecipanti dei copricapo in carta di giornale, per mettere la cultura in testa, davanti a tutto, e fare un appello alle istituzioni». E i cappelli esposti, che regalano un bel colpo d’occhio, sono di tutte le forme e dimensioni: a punta, a bustina, a cascata, arricciati, schiacciati, con la foggia di una maschera antigas o di un animale.

Maria Papadimitriou, The Costume of Yorgos Maga.

Maria Papadimitriou, The Costume of Yorgos Maga.

L’ALTRO COME MINACCIA
Ma sugli abiti e su ciò che raccontano c’è altro ancora. Come le installazioni che riflettono sull’altro, percepito come minaccia. La greca Maria Papadimitriou, che si ispira all’abbigliamento dei Rom, propone in una sala un abito maschile rosso, con motivi dorati, accanto a un piccolo baule, ai gioielli e ad altri oggetti dell’uomo che si vede suonare in un video.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Publicato in: Eventi&Fiere, Fashion, Foto, Gallery Argomenti: , , , , Data: 30-05-2015 10:00 AM


Lascia un Commento

*