L'idea

Riciclare è di moda

di Antonella Scutiero
Il brand Ekocycle™ usa tessuti realizzati a partire bottigliette di plastica e lattine di alluminio.
Alla Tolozenho al lavoro ad ExpoGate.

Alla Tolozenho al lavoro ad ExpoGate.

Bottigliette di plastica, lattine di alluminio che diventano tessuti con cui realizzare abiti. Perché anche la moda può essere green. È il progetto di Ekocycle™, brand indipendente creato nel 2012 da Coca-Cola e dal musicista e producer di fama internazionale will.i.am per educare i consumatori all’importanza del riciclo nella vita quotidiana e far sì che le loro scelte d’acquisto possano contribuire alla tutela e alla sostenibilità dell’ambiente.

A MILANO UN LABORATORIO SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI
Ekocycle™ ha invaso l’ExpoGate di Milano, trasformato per tutto il mese di febbraio in un vero e proprio laboratorio di moda. Con Fashion Remake, collaborazione tra Coca-Cola, ExpoGate, IED e Camera della Moda, sei giovani fashion designers, recentemente diplomate allo IED e guidate dal tutor Alon Siman-Tov, hanno lavorato per tre settimane per realizzare  davanti agli occhi dei visitatori abiti ed accessori unici con prodotti di PET riciclato. Creazioni che diventano una mostra in programma dal 23 febbraio al 3 marzo proprio nello spazio dedicato all’Esposizione Universale di fronte al Castello Sforzesco nel capoluogo lombardo. Il vestito giudicato migliore sarà poi esposto all’interno del Padiglione Coca-Cola ad Expo 2015, dove sarà anche possibile acquistare i prodotti della linea Ekocycle™, per la prima volta in Italia. «È stata una bella esperienza, all’inizio abbiamo vissuto come una sfida quella di lavorare con tessuti nuovi poi però ci siamo resi conto che erano estremamente versatili e per molti versi simili ai tessuti naturali», ha raccontato a Letteradonna.it Alla Tolozenho, ucraina, 37 anni, una delle stiliste al lavoro nella costruzione dedicata all’Esposizione.

Le sei designer coinvolte nel progetto.

Da sinistra cinque delle sei designer coinvolte: Alla Tolozenho, Martina Maggiorelli, Sara Comida, Paola Pelucchi, Sanna Linnea Eriksson. Al centro seduta c’è Caroline Corbetta, curatore artistico Expogate.

D: Com’è stata quest’esperienza?
R: I tempi erano sicuramente stretti però siamo soddisfatti, anche perché l’organizzazione complessiva è buona. Poi, dopo l’impatto iniziale, ci siamo trovati bene con questi tessuti, che sono molto innovativi e completamente riciclabili, provenendo da materiali già riciclati.
D: Cosa hai pensato quando hai visto questi materiali?
R: La prima cosa che ho pensato è stata ‘E ora cosa faccio?’. Invece poi mi è piaciuto molto.
D: È stato interessante lavorare con questo tipo di tessuti?
R: Assolutamente sì, hanno le caratteristiche del tessuto normale, e sono molto malleabili. Io faccio cose anche molto strutturate e mi trovo bene con questi tessuti riciclati.
D: Avete avuto delle difficoltà?
R: Devi avere le idee molto chiare sul tipo di creazione che vuoi realizzare, perché hai a disposizione solo 3 o 4 colori. Però per vivacizzare il risultato stiamo usando anche le stampe, chiaramente nel pieno rispetto ecologico per tenere fede al tema della tutela dell’ambiente.
D: Davvero non presentano differenze rispetto agli altri tessuti?
R: Sono abbastanza flessibili nel lavorarli, possono essere manipolati come i tessuti naturali. Ce ne sono due che mi piacciono in particolare, li puoi lavorare, non si stropicciano tanto, cadono proprio bene.
D: Al di là delle creazioni di moda secondo te i tessuti riciclati hanno un futuro commerciale? Possono entrare davvero nell’armadio delle persone?
R: Secondo me sì, io non ho riscontrato una grande differenza con tessuti di cotone o elasticizzati con fibre naturali.
D: Com’è stata l’esperienza del laboratorio?
R: Molto bella, c’è un clima molto creativo e ci siamo trovati bene tra di noi. Poi non potevo chiedere di meglio, lo spazio è fantastico, si lavora molto bene. Certo, all’inizio all’inizio eravamo spaventati dal fatto  di lavorare in pubblico, la gente passa e ti vede, ti intimidisce un po’. Invece poi ci siamo calmati, abbiamo smesso di preoccuparci degli ‘spettatori’ e abbiamo lavorato in tranquillità.
D: A cosa ti sei ispirata per la collezione Diatomea a cui stai lavorando?
R: Al futuro: cosa mangeremo, come sarà il nostro mondo tra cinquanta o cento anni.
D: Usando la fantasia o documentandoti?
R: Mi sono informata tanto, e ho visto che gli scienziati si erano concentrati sulle microalghe, che possono essere nostre alleate sia per quanto riguarda l’aspetto nutritivo, sia per contrastare il riscaldamento globale. Allora ho concentrato le mie ricerche su questi microrganismi, ho visto le immagini del fotografo italiano Alberto Ghizzi Panizza, che ha scattato con l’aiuto di un microscopio e mi si è aperto un mondo: le immagini sono un connubio tra scienza e arte, sono bellissime, hanno forme geometriche affascinanti.

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Publicato in: Etichetta, Fashion, Persone, Protagonisti Argomenti: , , , , , , Data: 18-02-2015 01:09 PM


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