Diritti civili

Unioni gay? Siamo ancora alla filosofia

di Antonella Scutiero
Non è solo colpa della Chiesa. La sociologa francese Chetcuti spiega le resistenze italiane alle unioni omosessuali.
Chiesa e politica spaccate sulle unioni gay.

Chiesa e politica spaccate sulle unioni gay.

 

Riflettori accesi su Omosessualità e diritti gay. E le posizioni sono ancora molto contrapposte. Il Sinodo dei vescovi sulla famiglia, voluto da papa Francesco, che si è chiuso il 19 ottobre, ha in un certo senso frenato la spinta innovatrice del pontefice argentino, specie sui due paragrafi più delicati della relazione finale – quelli riguardanti gli omosessuali e la comunione ai divorziati risposati – dove non sè stata raggiunta la maggioranza dei due terzi.
Ma dentro la Chiesa il dibattito resta aperto. Perché se ci sono rappresentanti del clero assolutamente contrari al matrimonio gay altri invece aprono alla possibilità. «Le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana»,  ha detto, per esempio, il presidente dei vescovi europei Peter Erdo, «senza negare le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali si prende atto che vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partners» e «la Chiesa ha attenzione speciale verso i bambini che vivono con coppie dello stesso sesso, ribadendo che al primo posto vanno messi sempre le esigenze e i diritti dei piccoli».
LE PROTESTE DELLE SENTINELLE IN PIEDI
Ma a remare contro le unioni civili degli omosessuali  non è solo il Vaticano.
Hanno fatto parlare di sé, per esempio, le sentinelle in piedi, gruppo che si dichiara “apartitico e aconfessionale”, scese in piazza per protestare in silenzio contro il disegno di legge Scalfarotto sull’omofobia.
LA SPACCATURA NELLA POLITICA
E la politica ci ha messo del suo, specie i partiti di destra.  A cominciare dal ministro dell’Interno Angelino Alfano con la sua  circolare ai prefetti, affinché invitassero formalmente i sindaci a cancellare le trascrizioni delle nozze gay contratte all’estero. Ed è stata subito rivolta tra i primi cittadini che hanno spinto alla disobbedienza.
Un braccio di ferro che ha provocato una rottura fra la maggioranza di governo, fra Ncd che sostiene Alfano e Pd e Sel che lo sollecitano a lasciar fare al Parlamento, mentre tutte la comunità gay, sia di sinistra sia di destra, puntano il dito contro il ministro.  Insomma le contrapposizioni sul tema sono ancora molto forti e resistenti.
«In Italia il dibattito è ancorato a livelli filosofici» ha detto a Letteradonna.it Natacha Chetcuti, sociologa francese autrice del saggio Dirsi Lesbica -Vita di coppia, sessualità, rappresentazione di sé (Ediesse). «Questo fa sì che in Italia sia ancora difficile, più che altrove, ammettere la propria omosessualità».

Natacha Chetcuti.

Natacha Chetcuti.

DOMANDA: Il Vaticano ha dimostrato di non essere ancora pronto a fare qualche concessione sul tema dell’omosessualità…
RISPOSTA:
Non ho seguito totalmente l’attualità del Vaticano. Il punto è che all’interno della chiesa cattolica c’è una discussione interna sui diritti sessuali, sui rapporti, sull’aborto, la contraccezione. C’è veramente una tensione.
D: Da cosa deriva?
R:
Con l’evoluzione sociale dei diritti in Europa la Chiesa Cattolica non può tenere a lungo un atteggiamento rigido.
D: Che risvolti ha la linea dettata dalla Chiesa?
R:
Nelle mie ricerche ho potuto osservare che il livello di adesione religiosa ha influenza sui percorsi delle donne gay.
D: Ovvero?
R:
Più è alta e più è difficile dirsi lesbica, dunque il discorso della Chiesa mi sembra molto importante.
D: Questo vale solo per l’Italia?
R: È un paradosso: conosco il potere in Italia del Vaticano, in Francia invece non è così forte ma col debat public ha acquistato un’influenza maggiore.
D: In che modo?
R: Le argomentazioni della Chiesa cattolica sono state cooptate dal dibattito pubblico a sostegno di tesi di chiusura o resistenza agli argomenti omosessuali.
D: È un dato interessante.
R:
Sì, mi sembra che riveli che le società del Sud Europa sono legate a valori ancora molto conservatori, tengono alla loro morale e al loro discorso andando contro l’evoluzione maggioritaria, che va verso una maggiore coesione
D: I questi giorni in Italia si è parlato molto di sentinelle in piedi, che si ispirano a un gruppo francese. Che ne pensa?
R: In Francia hanno avuto rilevanza nel 2013 e all’inizio del 2014, quando in Parlamento si affrontava il discorso sul matrimonio gay e sul diritto ai figli. Ma non hanno avuto grande attenzione sui media, quindi sono stati un po’ dimenticati. Oggi hanno più attenzione i gruppi Manif pour tous, che sono molto legati alle forze di destra e anche alcuni gruppi musulmani. Hanno manifestato anche recentemente contro i diritti riproduttivi nei matrimoni gay.
D: Dopo l’approvazione del matrimonio omosessuale a che punto è il dibattito in Francia?
R:
Oggi la classe media vuole e accetta l’uguaglianza per gay/lesbiche sul matrimonio, perché si ritiene che l’amore passi per un contratto soprattutto per quel che riguarda risvolti civili come le questioni ereditarie, è considerato normale. È più difficile accettare l’idea invece per le classi superiori, di destra. Completamente diverso e molto più ostico è il discorso che riguarda i figli.
D: Perché?
R:  Non passa nella rappresentazione comune l’idea che si può fare un bambino senza la coppia  uomo -donna, si parla di alterità, dell’equilibrio del bambino. Discorsi come la procreazione assistita o l’utero in affitto creano grande dibattito, soprattutto quest’ultimo viene accolto ancora peggio anche dai gruppi femministi che arrivano a considerarlo come una forma di prostituzione.
D: In Italia, invece, il dibattito è ancora fermo sul matrimonio.
R:
  C’è una resistenza molto importante sul matrimonio, infatti. Ritengo c’entri anche il potere esercitato dal Vaticano. Nella mia ricerca sulle lesbiche, che ho condotto nel 2012, ho intervistato italiane che erano andate via dal loro paese perché era difficile vivere lì. Venivano considerate anormali, affette da malattia psicologica e il discorso del matrimonio ovviamente era ancora lontano anni luce. Mentre per la generazione che arriva oggi il  matrimonio legalizzato in Francia permette legittimità, un riconoscimento sociale che è importante.
D: A cosa sono dovute le differenze tra Francia e Italia?
R: Credo che sia diverso il dibattito teorico- politico tra i discorsi femministi, i discorsi di politica identitaria. La Francia è molto influenzata dal potere materialista, l’Italia ha una attitudine più filosofica, il che porta a rappresentazioni dei discorsi e strategie differenti. La questione dei diritti che non si affronta allo stesso modo si traduce nei percorsi degli individui: per esempio aderire a gruppi lesbici è ancora più offensivo in Italia che in Francia.

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Publicato in: Fashion Argomenti: , , Data: 20-10-2014 10:43 AM


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