Opportunità

Creativi fatevi sotto

di Luca Burini
Furla cerca nuovi talenti. Per rivisitare in chiave innovativa la mitica Candy bag.
Eraldo Poletto, amministratore delegato di Furla.

Eraldo Poletto, amministratore delegato di Furla.

Tutti pazzi per la Candy bag. L’iconico bauletto di Furla ha fatto il suo debutto nel 2011 e, a  oggi, ha venduto 470 mila pezzi del mondo. Un successo che l’azienda intende portare avanti. Per questo ha lanciato il progetto #Candycool. Protagonisti: sei città, la Candy bag Furla e tanti giovani talenti. Da Oriente a Occidente.  L’obiettivo dell’iniziativa è scoprire nuovi talenti e creare piccoli team di creativi in ogni Paese che lavorino alla Candy Bag e la rivisitino in un’ottica innovativa di internazionalità e con atmosfere da meltin pot.
Del resto «È il nostro prodotto più venduto» ha detto a LetteraDonna.it  Eraldo Poletto, amministratore delegato dell’azienda
DOMANDA: Come si spiega questo successo?
RISPOSTA: È  un’insieme di cose. A partire dal materiale tecnologico (PVC trasparente) con cui è realizzata.
D: Ancora una volta siete in cerca di talenti.
R: Abbiamo sempre puntato sul rapporto tra le aziende e le più fresche menti creative fin dai tempi del Talent Hub (format lanciato da Furla per sostenere i giovane talenti all’interno del segmento del fashion, ndr), al momento in stand-by.
D: Chi disegna le collezioni?
R:  L’ufficio stile che l’azienda intende rafforzare attraverso appunto l’attività di scouting.
D: Ci sono altri progetti in tal senso?
R: Puntiamo a creare sinergie con giovani talenti e partnership con scuole di stilisti e design internazionali.
D: Quindi non è vero che il mondo della moda è in crisi…
R. La crisi c’è ma è un’opportunità da non perdere.
D: In che senso?
R: La maggior pressione della concorrenza premierà le aziende in grado di rinnovarsi e di posizionarsi più vicine al mercato.
D: Tramite la Fondazione Furla sostenete gli artisti italiani emergenti. Quanto paga un’iniziativa del genere in tempo di recessione?
R: Da un punto di vista imprenditoriale, nutrire il proprio sé di arte, anche semplicemente osservando, imparando dal lavoro degli artisti, ci aiuta ad affrontare il domani e a generare l’inedito. Inoltre il sostegno all’arte e alla cultura rappresenta un arricchimento per le aziende stesse.
D: Nessun ritorno economico quindi?
R: Èpartita come puro mecenatismo, ma la Fondazione Furla nel tempo si è rivelata anche un investimento di immagine.

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