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Sculture di stilista in mostra a palazzo

di Luca Burini
Gli abiti di Roberto Capucci alla Reggia di Venaria. Fino all'8 settembre.

Roberto Capucci. Lo stilista è nato a Roma.

Sono stati creati appositamente per regine, star e dame a partire dagli anni ’50. Oggi gli abiti esclusivi dello stilista italiano Roberto Capucci conquistano la Reggia di Venaria (a pochi passi da Torino), la più grande delle residenze dei Savoia, la casa reale italiana al potere fino al 1945. Cinquanta autentiche sculture in stoffa indossate da personaggi come l’attrici Marilyn Monroe, Silvana Mangano e il premio Nobel Rita Levi Montalcini, sono infatti in mostra nella regale location fino all’8 settembre 2013.
ENFANT PRODIGE
Abiti, illustrazioni, bozzetti, video e testimonianze raccontano la storia di Roberto Capucci, 82 anni, fin dal suo debutto nell’alta moda italiana avvenuto nel 1951 a Firenze. Un successo immediato. E, mentre le capuccine («donne di carattere che non seguono la moda, trovano l’abito o il colore che sta loro bene e hanno il coraggio di non cambiare più», le definì lo stilista) si moltiplicavano, il giovane Capucci ricevette la benidizione di Christian Dior che lo definì pubblicamente «il miglior creatore della moda italiana».
L’ANTICONFORMISTA
E proprio nella patria di Dior il giovane Roberto venne accolto fra clamori ed entusiasmi quando nel 1962 aprì il suo primo atelier in terra francese. Conclusa l’esperienza parigina, nel 1968 è tornato in Italia dove ha continuato le sue sperimentazioni dando vita a una nuova fase stilistica caratterizzata dall’uso di materiali insoliti come la paglia, la rafia e i sassi, il tutto accostato sempre all’uso di sontuosissimi tessuti. La fuga dai classici canoni della moda portò alla necessità di una maggiore autonomia e al distacco dalle strutture istituzionali. Capucci, infatti, non ha più sfilato i suoi abiti secondo il calendario dell’alta moda italiana, ma i suoi show si tengono solo quando lui stesso lo ritiene opportuno e, soprattutto, in luoghi ogni volta differenti, girando così tutto il mondo. Come fossero delle personali d’artista.

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