COPRICAPI

Cappello, cult in testa

di Francesca Negri
È molto più di un accessorio. Indica ruoli, professioni, stili. Tutti reinterprati: dal fedora alla cloche.
Ermanno Scervino propone il cappellino da cavallerizza.

Ermanno Scervino propone il cappellino da cavallerizza.

Ci sono dei particolari di moda che nascono sotto il segno del successo. Balzano subito all’occhio, fanno tendenza, denotano carattere. Quest’anno, nel guardaroba femminile, questa forza ce l’ha il cappello. Must have della stagione invernale 2012-13, in versione cloche, cavallerizza, fedora o basco, è un dettaglio di stile che enfatizza la silhouette rendendola d’effetto. Impossibile passare inosservate.
COME UN ABITO
È anche l’accessorio che si indossa: non basta metterselo in testa e uscire. Il cappello è come un abito. Può stare bene, stare male, dare un tocco grintoso o nostalgico al look. Parla di sé e di chi lo porta. Ci sono donne che del proprio cappello ben calato sugli occhi, sempre diverso e particolare, hanno fatto una firma distintiva. E non bisogna essere per forza, la Regina Elisabetta per esibirlo. Così fu per Anna Piaggi, per esempio. Ricordare questa grande firma della moda italiana, senza fare cenno ai suoi cappelli, colorati ed eccentrici, che ne segnalavano già da lontano la presenza a ogni presenza pubblica, non sarebbe la stessa cosa.
NON SOLO MODA
Nel tempo il cappello ha definito ruoli, professioni, stili. Obbligato a una gestualità particolare. L’arte l’ha spesso ritratto. Come fece Matisse, che grazie a Donna con cappello del 1905 iniziò la sperimentazione dei colori e il suo percorso verso la libertà espressiva. Il cinema l’ha reso simbolico: ne ha visto la capacità di raccontare senza dire, generando riconoscimento e identità, sollecitando trasformazioni. E così per Sabrina interpretata da Audrey Hepburn nel film di Billy Wilder del 1954, dove il cappello segna l’ascesa sociale: il passaggio da semplice figlia dell’autista in sofisticata donna di classe. I cappelli di Greta Garbo in Ninotchka, il film di Ernst Lubitsch del 1939, annunciavano, invece, la fine del comunismo.
MILLE INTERPRETAZIONI
Comunque lo si indossi e lo si scelga, il cappello detta moda. Sempre. Le mille interpretazioni degli stilisti, in questo autunno inverno 2012, non mettono freno alla fantasia di chi in testa vuole qualcosa di più. Per Giorgio Armani, per esempio, il cappello rafforza lo stile maschile-femminile dei suoi tailleur pantalone. In questo caso protagonista del look “tomboy” è un classico fedora da uomo. Donna Karan al mix uomo donna aggiunge, invece, anche un po’ di fascino “noir”: e anche il cappello maschile, piccolo e appoggiato sul lato destro della testa, quasi dovesse cadere da un momento all’altro, è nero. Ma anche il colore non manca nelle proposte al maschile: toni acidi, blu e aranciati ne ingentiliscono il rigore. Ermanno Scervino lo preferisce invece con un tocco sportivo: da cavallerizza, classico, bombato e con visiera. È proposto anche con l’abito da sera. Almeno in passerella.
FELTRO D’IMPATTO
L’alternativa femminile al cappello da uomo o sportivo, è in feltro. A falda larga, con nastri o pelliccia è declinato nei toni del nero, del grigio, marrone e del blu. D’impatto. Dà un’impronta un po’ retrò. Ma il cappello in assoluto più nostalgico è quello ispirato agli Anni ’20: ritorna la cloche. Classica o rivisitata, con un design forzatamente asimmetrico, è proposta con dettagli preziosi o in toni neutri. A Londra, Marios Schwab l’ha proposta in sfilata in bianco. Un tocco di classe da portare con guanti lunghi e un abito in nuance. Quando si dice vestirsi da capo a piedi: chapeau.

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Publicato in: Accessori, Fashion, Foto, Gallery, Stile, Tendenza Argomenti: Data: 07-11-2012 04:54 PM


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