Nel guardaroba di

L'uomo che studia le asole

di Francesca Lovatelli Caetani
Roberto Piccinelli sa quanti capi e accessori ha nell'armadio. Li conta con precisione chirurgica.

Roberto Piccinelli

Giornalista, scrittore, autore de La Guida al Piacere e al Divertimento, opinionista, anticipatore di mode.
Roberto Piccinelli è stato definito «sociologo del piacere».
LetteraDonna.it lo ha incontrato per curiosare nel suo guardaroba.
DOMANDA. Come è strutturata la sua cabina armadio?
RISPOSTA. È l’unico elemento minimale e funzionale che possiedo. Avete presente un monolite di alluminio anodizzato?
D. Un aggettivo per deifinire questo luogo.
R. Musicale.
D. Scusi?
R. Già, al posto dei classici sacchettini antitarme, ho piazzato i subwoofer. I miei abiti sono attraversati costantemente da musica.
D. Quali sono le sue passioni?
R. Piacere e divertimento, ovvio. Ma se vogliamo rimanere in tema, direi colori, tessuti e abbinamenti. Del resto, in presenza di un tale argomento, si risveglia il buyer che che c’è in me.
D. In che senso?
R. In passato ho lavorato nel mondo della moda. Precisamente dall’80 all’88 in qualità di buyer, appunto.
D.  I suoi accessori preferiti?
R. Cappelli, scarpe, gemelli, orologi, sciarpe, foulard, pashmine, calze, pochette e cinture.
D. Li metta in ordine di importanza per lei.
R. Beh, l’ordine lo fanno l’umore, gli appuntamenti, le emozioni: un poker vincente potrebbe essere composto da cappelli, pashmine, calze e cinture.
D. Accessori a parte, a cosa è particolarmente legato? 
R. Agli orologi dei miei due nonni. Li indosso con cinturini vintage, possibilmente in coccodrillo.
D. E le cravatte?  Quante ne possiede?
R. A Roma circa un centinaio. Qui a Milano non saprei. Se ha pazienza le conto.
D. Prego, faccia pure.
R. Cento, tonde tonde.
D. Niente male, allora vuole dire che lei non le ha appese al chiodo come molti uomini?
R. Infatti, mi piacciono molto e le indosso volentieri. Sono un accessorio di indiscussa eleganza.
D. Che tipo di rapporto ha con i suoi abiti?
R. Quello che si ha con una seconda pelle. Un abito accompagna evoluzioni, trasformazioni e peripezie di un sociologo del piacere.
D. Conserva tutto? Rinnova? Scarta qualcosa ogni tanto?
R. Oltre all’armadio di Milano, posso contare anche su quello che ho nella casa di Roma. Ragion per cui, pochi scarti e tanto surfing fra le varie annate e le diverse filosofie vitali. A partire dagli impulsi tamarri degli Anni ‘70.
D. Quindi avrà un guardaroba fornitissimo.
R. 343 camice, 215 abiti, 108 fra maglie e maglioni, 33 giubbotti, 15 cappotti, 12 piumini, 7 impermeabili, 4 paia di guanti. Ma, sicuramente, dimentico qualcosa…
D. Che precisione.
R. Sono un preciso. Avevo giusto dimenticato di contare le cravatte.
D. Di solito dove fa shopping?
R. Preferisco comprare negli show room, in modo da poter scegliere anche fra capi che non andranno in produzione. I campionari e i prototipi mi regalano sempre qualche brivido.
D. Le capita anche di fare acquisti online ?
R. Mai. Ho bisogno di toccare i tessuti, vedere le cuciture, studiare le asole…
D. Le sue griffe preferite?
R. Il Versace degli Anni ‘80 e l’Etro di inizio Terzo Millennio. Mi piacciono anche Dries Van Noten e Maison Martin Margiela.
D. Ha capi portafortuna ?
R. Non li considero portafortuna, ma sono particolarmente legato agli spolverini. Che iniziai ad amare nel 1984, grazie a Giorgio Armani: ne realizzò di fantastici, per il film Strade di Fuoco, di Walter Hill.
D. L’acquisto più folle che lei abbia mai fatto?
R. L’elenco sarebbe lunghissimo. Ma non voglio guardare agli eccessi, bensì a capi che, per vari motivi, non ho usato tanto: una giacca fucsia, in seta grezza, di Gianfranco Ferrè e uno spencer (una sorta di giacca corta) spigato, griffato Valentino.
D. Costo?
R. Ah beh, quello non lo ricordo proprio.
D. E l’acquisto meno caro ma super azzeccato?
R. Sette pashmine multicolor, in un improbabile store cinese, a Milano.
D. C’è un abito che vorrebbe possedere?
R. Un frac.
D. Qual è l’accessorio o il capo al quale un uomo elegante non potrebbe mai rinunciare?
R. Si può rinunciare a tutto, salvo alla propria personalità. Certo, però, che se non si sanno fare almeno tre tipi di nodi alla cravatta e altrettanti alla sciarpa è meglio volare basso.
D. Lei volerà altissimo…
R. Esatto.

 

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Publicato in: Indiscreto, Persone Argomenti: Data: 20-06-2012 01:30 PM


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