SAGGE LETTURE

Compro dunque sono

Combatte lo stress, aumenta l'autostima e rafforza l'identità. Non è una pastiglia, ma lo shopping.

Lydia Taïeb ed Elise Ricadat, le psicologhe e psicoterapeute francesi autrici di saggi sul mondo femminile.

Alzi la mano chi non ha mai pronunciato, davanti all’armadio spalancato, la fatidica frase: «Non ho niente da mettere».
Sulla «dipendenza da abiti», tipica delle donne, sono stati spesi fiumi d’inchiostro, diretti una miriade di film, uno per tutti, Il diavolo veste Prada, costruiti serial di successo planetario, come Sex and the city.
Ma questa è la prima volta che l’ansia da armadio vuoto viene analizzata clinicamente.
Lo hanno fatto due psicologhe e psicoterapeute francesi, Elise Ricadat e Lydia Taïeb, da sempre attente a tutto ciò che riguarda l’universo femminile.
Insieme avevano già firmato un libro sul cancro al seno e sulla «ricostruzione» della femminilità dopo la mastectomia. Ora affrontano, prendendola molto sul serio, la passione sfrenata delle donne per lo shopping.

STOP AI LUOGHI COMUNI

La cover del libro Rien à me mettre, le vêtement, plaisir et supplice.

Il loro ultimo saggio s’intitola provocatoriamente Rien à me mettre, le vêtement, plaisir et supplice (Niente da mettersi. Il vestito, piacere e supplizio). Uscito in sordina in Francia lo scorso marzo per la Albin Michel editore, grazie al passaparola dei lettori sta facendo molto discutere sul web (lo potete ordinare su Amazon.it: la versione per Kindle costa 16.35 euro, soltanto in lingua francese).
Etichettare come futile la voglia irrefrenabile di un vestito nuovo è sbagliato.  Secondo le studiose, dietro l’indecisione su quale abito indossare o su quale comprare (perché nulla di ciò che si possiede va bene o fa stare bene) alberga l’ansia da prestazione che accomuna le donne di ogni età e ceto sociale.
«Il problema è l’autostima», spiegano le psicologhe. Le pazienti da loro intervistate durante le sedute di psicoterapia raccontano infatti di come comprare un abito nuovo, indossarlo anche soltanto davanti allo specchio o metterlo sulla gruccia del proprio guardaroba sia stato motivo di serenità e profonda soddisfazione.
«Anche se momentanea, poco importa. È pur sempre utile», sottolineano. «Perché se è vero che il confine che separa la gioia dell’acquisto dall’acquisto compulsivo è sottile, rinnovare il guardaroba è comuqnue un piacere da coltivare. Anzi, può trasformarsi in una forma di auto-terapia, capace di placare lo stress quotidiano e persino le lievi depressioni», spiegano le autrici.
«L’abito nuovo è per molte donne una stampella cui appoggiarsi per tirare il fiato. Un sostegno colorato, allegro, morbido. Diventa, infine, uno strumento non trascurabile di affermazione della propria identità perché vestirsi, dunque apparire, ha a che fare con l’essere più di quanto normalmente si pensi». (Francesca Amé)

 

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Publicato in: Persone, Protagonisti Argomenti: Data: 18-06-2012 03:58 PM


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