MEDIA & MODA

Il corpo è delle donne

Un convegno, un documentario e un libro per riflettere sull'immagine femminile proposta da tivù e giornali.
Lorella Zanardo, attivista e autrice del documentario che verrà proiettato al convegno  di Bologna.

Lorella Zanardo, attivista e autrice del documentario che verrà proiettato al convegno di Bologna.

Centimetri di pelle da esibire in prima, seconda e terza serata o fragile figura da proteggere: il corpo delle donne, sui giornali, sui media, non ama le mezze misure. Accade ovunque, in Italia forse più che altrove. La pensa così un gruppo di studiosi, convinti che questo aspetto della nostra cultura contemporanea meriti una riflessione seria, addirittura uno studio accademico.
IL (POST) FEMMINISMO RIPARTE  DA BOLOGNA

Qual è la tipica immagine femminile proposta sui nostri media? E l’uomo, il caro maschio italico, gode ancora di buona salute? Le italiane stanno alzando la voce, in Rete e in piazza: è l’inizio di nuovo femminismo tricolore? Paola Bonifazio, Gian Carlo Lombardi, Ellen Nerenberg, Nicoletta Marini-Maio e Patrizia Violi, giovani docenti attivi in prestigiose università estere, hanno messo in piedi su questi temi un gruppo di ricerca internazionale: il primo passo è il convegno «Postfeminism? The culture and the politics of gender in the age of Berlusconi» dal 7 al 9 giugno a Bologna. Il simposio, cui partecipano vari relatori italiani e stranieri (tra cui Dacia Maraini e Ivan Cotroneo), è realizzato con il supporto dell’Università di Bologna, del Dickinson College e della Wesleyan University.
UN DOCUMENTARIO DI DENUNCIA E UN LIBRO

Durante una delle sessioni sarà proiettato il documentario Il corpo delle donne», un’ impietosa analisi delle immagini femminili proposte sulle tv italiane realizzata da Lorella Zanardo, già esperta di marketing, oggi attivista e con un secondo libro in uscita in autunno incentrato sui Millennials. «È sulle nuove generazioni che dobbiamo puntare. Il cambiamento arriverà attraverso la liberazione del corpo delle donne. C’è in giro ancora troppa sofferenza per i diktat imposti dal mercato, dal modello Veline per intendersi: le ragazze devono imparare a riappropriarsi del proprio corpo, a gestirlo con consapevolezza. Noto con dispiacere che questi temi non sono in agenda in nessuno dei partiti vecchi, nuovi o in formazione. Non è questione di Berlusconi, è la nostra mentalità  che deve cambiare», sostiene Lorella Zanardo.
OGGI TROPPA OMOLOGAZIONE, POCA NORMALITÀ

Giovanna Cosenza, docente di Semiotica all'Università di Bologna.

Giovanna Cosenza, docente di Semiotica all'Università di Bologna.

Il corpo delle donne italiane? «Sui media spicca per omologazione e quantità». Lo afferma Giovanna Cosenza, docente di Semiotica all’Università di Bologna, autrice del blog Dis.amb.iguando e tra le relatrici del convegno. Se tv, pubblicità e Internet propongono corpi omologati («complice il ritocco estetico o il fotoritocco, poco importa»), il fenomeno non è recente. «Dagli Anni 80, dall’epoca delle tv commerciali, vediamo corpi che volteggiano. Le donne sono caratterizzate da leggerezza, fisica e mentale: ballerine, modelle, presentatrici, sempre accessorie, graziosamente decorative. Se poi, nelle fiction o nella pubblicità, sono madri di famiglia, paiono dotate di superpoteri, ai fornelli e nella pulizia. La normalità dov’è?».
NON SI DEVE ESTETIZZARE LA VIOLENZA
Quello della eccessiva e offensiva esposizione del corpo delle donne non è un problema solo italiano, ma da noi è la qualità a fare la differenza.«Persino nel racconto degli ultimi atroci femminicidi il corpo delle donne è stereotipato: insistere sui dettagli, negli articoli e nelle immagini, non fa che sottolineare la posizione della vittima e rafforzare il carnefice», spiega Giovanna Cosenza. Infatti, a ben vedere, quante associazioni di tutela delle donne hanno come immagine-simbolo una ragazza seduta, con gli occhi bassi, in un angolo, in penombra? «Estetizzare la violenza, fare di ogni donna abusata un bel santino mette a posto la coscienza, ma serve a poco. Il corpo delle donne sussulta, chiede un riscatto vero. Dobbiamo creare un immaginario nuovo, dobbiamo iniziare a farlo noi donne», conclude la docente.

Francesca Amé

 

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