Quando anche lo stile fa orrore

di Cesare Cunaccia su Vogue.it

Jean-Bédel Bokassa, dittatore della Repubblica Centrafricana.

Lo sconcertante e, secondo un copione visto e rivisto mille volte lungo i versanti della storia, repentino e quasi surreale concludersi della parabola di vita e potere del colonnello Gheddafi, un colpo di pistola sparato da un ragazzo di vent’anni, avvenuto solo tre giorni fa, ingenera mille e uno interrogativi e considerazioni sulla natura, sull’immaginario e sui modi rappresentativi della dittatura. Senza dover rievocare le magniloquenti ciclopiche architetture escogitate da Speer e Piacentini rispettivamente per Hitler e Mussolini, o il profluvio di simbologie tra modernismo Gotham City e dorature neo-rocaille dell’epoca staliniana in URSS, è piuttosto di codici di abbigliamento che vogliamo occuparci.

L’horror vacui sembra accomunare il Walhalla dei dictateurs d’ogni tempo, al pari di quelli che hanno segnato la storia tra Novecento e III millennio. Accrocchi e panoplie di improbabili decorazioni, a decine, grondanti sul petto, patacche sfolgoranti di smalti e pietroni, abnormi colli in pelliccia che nemmeno gli zar russi in Siberia, fez di leopardo un po’ Lothar un po’ Mandrake edelaborati collari araldici di ordini dalle misteriche significazioni. Tutto un trovarobato fantasioso e teatrale, reinterpretato sulla base di evocazioni iperkitsch talvolta sottratte alle corti dell’ancien regime rivedute e scorrette con occhio pop da cartoon manga o, più ancora, ripescate dall’empireo favoloso e lievemente cafone del più geniale parvenu mai esistito, Napoleone Bonaparte.
All’incoronazione del Grande Corso, immortalata dal celeberrimo dipinto di David,  si ispirò ad esempio Bokassa, nel cuore dell’Africa, qualche decennio orsono per cingere il serto imperiale, indossando una tunica da console del Direttorio corredata da debito manto in velluto orlato da ermellino e brodé in filo d’oro. Si era fatto addirittura fondere in oro un folle trono-aquila dalle reminiscenze nazi-afro-napoleoniche, l’istrionico Bokassa, qualcosa di assurdo, perfino impensabile alla soglia del 2000.

Il colonnello Muammar Gheddafi.

Del colonnello Gheddafi rimangano indelebili le apparizioni con djellaba fantasia dalle gradazioni cromatiche opulente, damascate, moirée, variazioni sul tema barocche, con ricami e proporzioni più ampie. Poi un’orgia di divise da parata, con greche e foglie d’alloro, rami di quercia e suggestive interpretazioni autoctone, con piante da jungla o savanaL’irakeno Saddam Hussein, viveva in un delirante palazzo con zoo privato annesso e evidentemente amava il breitschwanz per colbacchi e bordure. Dell’ugandese Idi Amin Dada se ne potrebbero raccontare mille e una, di pazzie e crudeltà efferate. Un campionario di follia per la follia, l’apoteosi, anche sotto il profilo dell’abito, di personalità disturbate e ipertrofiche, protese verso un destino nibelungico, verso quello che per loro, i dittatori, era un orizzonte di gloria e che invece si rivela come pura deviazione mentale, una fossa dei serpenti nutrita di sangue e di feroce prepotenza, di un’insensatezza deflagrante e maligna che spesso purtroppo ha coinvolto intere popolazioni.
Dress to kill, ma anche e soprattutto, dress to impress. Un recupero sfrenato di clichées emblematici che vanno dalla rutilante e fastosa tarda romanità di Eliogabalo e dalla ritualità vestimentaria bizantina, fino ai tacchi vertiginosi che Luigi XIV di Francia utilizzava per imporsi a dispetto della non eccelsa statura, sulla folla dei cortigiani a Versailles e all’ossessione di emblemi tipica del Primo Impero e del nazismo.
Esagerazione e ridicolo sussiego da operetta per una terribile farsa dai cupi risvolti di tragedia. E il calare del sipario, la catarsi, avviene immancabilmente in condizioni miserevoli, durante fughe concitate o estremi inani tentativi di rivincita dei tiranni detronizzati, abbandonati per sempre i sontuosi paludamenti autocelebrativi e le pose di grandeur. Il re è più che mai nudo e solo nella disgrazia, durante l’ultimo atto della propria vicenda, quando la ruota del fato gira più implacabile e veloce e la storia di colpo chiede ragione di quanto accaduto.

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Publicato in: Letto per voi Argomenti: Data: 24-10-2011 01:34 PM


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