PROMESSE

Sara il nuovo Gianni Versace?

di Michela Zio
Ha vestito star come Madonna, Jennifer Lopez o Victoria Beckham. Eppure di lui si sa poco. Per ora.

Madonna in Fausto Puglisi.

Le sue collezioni se le contendono le migliori boutique del mondo. Ha già vestito star del calibro di Madonna, Jennifer Lopez, Whitney Houston, Victoria Beckham e Kylie Minogue.
Per molti addetti ai lavori è l’erede di Gianni Versace. Eppure, Fausto Puglisi, questo il nome del corteggiato designer, per molti è ancora un signor nessuno. Forse i più attenti lo ricorderanno perché in occasione dell’ultimo Festival di Sanremo ha disegnato un abito per la valletta Belén Rodriguez. Resta il fatto che di quest’uomo, 35 primavere, dannatamente bello, sfacciato, intraprendente e con la fortuna dalla sua, si sa e si è scritto poco.
Nato a Messina, ma cresciuto professionalmente tra Milano e Los Angeles, dice di divorare le storie di Andrea Camilleri, di essere un fanatico degli splatter americani, di Topolino e di avere un debole per i Roxy Music e per Giovanni Pierluigi da Palestrina.
A lanciarlo nel dorato mondo della moda sono stati Domenico Dolce e Stefano Gabbana che, per primi hanno creduto in lui. Il loro concept store Spiga2 ha infatti ospitato le sue creazioni. Come a dire, un trampolino di lancio privilegiato, o meglio, business sicuro.

La modella Bianca Balti in Puglisi.

DOMANDA. Erede di Gianni Versace. Eredità pesante. Come si sente?
RISPOSTA. Non mi ritengo l’erede di nessuno. Gianni, per me, è un’icona al pari di Roy Halston Frowick e di Dolce & Gabbana. Non subisco il fascino delle griffe. Io sono io e la donna che ho in testa incarna un’idea di femminilità spavalda, di bellezza irraggiungibile che va oltre ogni cliché. La mia donna deve essere spietatamente glamour, ribelle e implacabilmente bella.
D. Circola voce che lei sta per fondare una società?
R. Vero, in via Cadore a Milano.
D. Il potere della sintesi…E chi sarebbero i soci?
R. Tre amici, ma i nomi sono top secret, almeno per ora.
D. Come mai per il grande salto ha scelto Milano e non Los Angeles?
R. In California ho vissuto quattro anni. Non sono italo-americano come qualcuno ha scritto. Sono prima di tutto siciliano e in seconda battuta italiano. Sono anche consapevole del fatto che senza gli stimoli dell’edonismo americano, senza le star di Hollywood che hanno indossato i miei capi fatti a mano dalle magliaie di Acireale oggi  non sarei qui a chiacchierare con lei.
D. A proposito di star: deve più a Madonna o al duo Dolce & Gabbana?
R. Sono debitore e riconoscente a tutti loro, ma parte del mio successo lo devo anche a quattro donne straordinarie: la prima è Anna Dello Russo, editor at large e consulente creativo di Vogue Giappone che considero da sempre la mia musa perché è capace di mixare l’androginia più rigorosa ad un sex appeal esasperato. Come piace a me.
D. E poi?
R. Un’altra è Masha Brigatti, il mio instancabile braccio destro. Infine due buyer italiane, Daniela Kraler di Dobbiaco ed Eleonora Sermoneta di Roma che con le loro vetrine stanno amplificando il successo commerciale iniziato con Spiga2.
D. Si dice che lei abbia lavorato con la maison Versace? Leggenda o verità?
R. Da ragazzino, andavo spesso da  Muschio & Miele di Messina per ammirare da vicino i tagli temerari di Versace, le crinoline di tulle di Dolce & Gabbana, le sperimentazioni galattiche di Thierry Mugler, ma anche le pettinature platinate di Lina e Gisella Giuttari, le proprietarie, con il fratello Dino, della boutique. Furono loro i primi a segnalarmi a Santo Versace.
D. Ma quando iniziò a collaborare?
R. Nel 2006 mi chiamò Giancarlo Di Risio, l’ex amministratore delegato della maison per offrirmi una consulenza. Feci un progetto che piacque moltissimo per l’uso del pvc legato a uno studio di Gianni e ad alcuni lavori di Courrège. Una sola stagione e poi basta.
D. Perché una soltanto? C’è chi farebbe carte false per lavorare con certi nomi.
R. Perché volevo tornare in California e concentrarmi sullo sviluppo del mio brand.
D. Il tempo le ha dato ragione visto che un suo vestito è finito addosso a Madonna.
R. Il rapporto con Dolce & Gabbana è nato da un servizio fotografico pubblicato nel 2006 su Elle e GQ Usa che vedeva protagonista la star. Madonna indossava sia capi dei due stilisti sia alcune mie creazioni. Che a Stefano e Domenico devono essere piaciute proprio tanto, visto che qualche tempo dopo mi hanno contattato per chiedermi 13 capi da consegnare in poco più di una settimana.
D. Finora i giornalisti hanno scritto poco sul suo conto. Qual è, secondo lei il motivo?
R. A me pare che abbiano scritto anche troppo. Comunque sia, a parte i problemi legati ai budget pubblicitari, conditio sine qua non per arrivare al dunque, credo che la consacrazione di un nome della moda sia legato anche a eventi mediatici come le sfilate. Io non sfilo.
D. Perché?
R. Perché voglio il meglio, il più grande regista, la più grande top model, il più bravo truccatore,
la location più prestigiosa e ora tutto questo, purtroppo, non è nelle mie possibilità. Vedremo per la prossima stagione.
D. Paura forse di essere demolito dai media?
R. Ma figuriamoci. E poi le stroncature portano bene, non ho dubbi.

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Publicato in: Fashion, Persone, Protagonisti Argomenti: Data: 17-10-2011 02:05 PM


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